Azzorre isole selvagge un tempo terre di pirati

imageBelle, lontane e selvatiche. Le Isole Azzorre, 9 scogli, di origini vulcaniche, di varie dimensioni che variano dai 759 kmq di San Miguel ai 17 di Corvo, in realtà, per un breve periodo nel corso dell’800, erano diventate 10 quando un’isolotto apparve dal mare e spari’ poco dopo evitando problemi tra il Portogallo, che per primo le aveva scoperte e conquistate, e la Gran Bretagna che già vi aveva piantato la sua bandiera, sono magiche. imageSituate in mezzo all’Atlantico, quasi a metà strada tra l’America e l’Europa, sono rimaste disabitate fino al 1400 e poi contese tra vari popoli proprio per la loro posizione strategica. Lo stesso Cristoforo Colombo, durante il suo viaggio di ritorno dopo aver scoperto l’America, si fermo’ qui, nel 1493, prima di tornare in Spagna. Terre di pirati, isole lussureggianti, con una flora particolare che racchiude specie tipiche della macchia mediterranea, fiori tropicali e alberi da bosco nordamericani. Hanno un clima mite, grazie alla Corrente del Golfo che le attraversa, e un paesaggio che cambia moltissimo nonostante la loro piccola dimensione. Santa Maria e’ la più antica, quella che per prima ha avuto un aeroporto, fondato dopo la seconda guerra mondiale, ed è quella posizionata più ad est, la più vicina alla costa portoghese. imageGrazie anche all’anticiclone la vegetazione, oltre ad essere strepitosa, e’ molto varia e mischia agavi e piante grasse ad alberi da bosco tipico dei paesi nordici, fiori tropicali a rododendri, vigneti a ortensie. Stando qui, la sensazione che si ha e’ quella di essere sospesi nel tempo e dal tempo, dove le nuvole solcano cieli ventosi e il rumore quasi non esiste. Paesaggi e spiagge, tipiche del sud Italia, lungo la costa si mischiano con boschi che ricordano quelli alpini e poi d’improvviso, girando un angolo, ci si ritrova in Scozia, in quella del nord, delle Highlands con le sue brume e le sue nebbie, poi di colpo, dopo la curva successiva, si è sulle scogliere della Cornovaglia o dell’Irlanda con il vento che spettina i capelli e confonde i pensieri, ed infine, all’ennesima curva, ci si ritrova sotto una cascata sudamericana, poi ancora in un giardino tropicale pieno di fiori colorati di rosso o rosa intenso per infine arrivare in un paesaggio tipico delle iimagesole del sud Italia con la vegetazione rada e le piante grasse.

Le persone sono molto gentili, in particolare, e non so perché, le donne, e sembra che nessuno abbia fretta di fare qualcosa.
Terra fertile, già da tempo gli inglesi venivano qui a prendersi arance che pagavano con qualche piatto di fine ceramica, oggi vengono coltivati i meloni che, pimageare, siano tra i più buoni del mondo.
Sperdute in mezzo all’Oceano Atlantico, le Azzorre sembrano aver fermato il tempo e ricordano quegli antichi pirati che ogni tanto venivano qui a riposarsi e rifocillarsi in un territorio così lontano da tutto e tutti e quindi sicuro. Loro, con i tatuaggi e il rum nelle stive di navi rubate, terrorizzavano i mari quando da lontano si scorgeva la bandiera nera con il teschio, lasciavano calare le ancore per riposarsi dopo aver attraversato mari in tempesta e probabilmente razziato, alcune volte al soldo di un o una ricca sovrana europea che voleva, con il suo paese, avere il controllo dei mari che allora significava il controllo del mondo.
Oggi non rimane più nulla di quei vecchi conflitti ma restano loro, le isole in mezzo ad un oceano: isole feconde, bellissime, piene di vento e aspettative e, per fortuna, ancora imagemolto selvagge. Isole che sembrano uscire dalla penna di un buon romanziere ottocentesco.