Ciao Robin

La prima volta che l’ho scoperto ero poco piu che ventenne. Era in un Comedy Hall, il corrispondente dei cabaret, all’inizio degli anni ’80 a Los Angeles. Era su Sunset Strip, e lui era Robin Williams. Fino ad all’ora non lo conoscevo. Ero arrivata lì da poco e tutto mi sembrava nuovissimo originale, anche un po’ misterioso e affascinante. Inizialmente non volevo andarci, pensavo che sarebbe stato difficile capire l’inglese a quel livello. Ero arrivata a Los Angels da pochi mesi. Invece Matthew, il futuro padre di mio figlio, ha insistito. Ci siamo seduti. Tutto era molto raccolto e fumoso. All’epoca, anche negli Stati Uniti si poteva fumare nei locali pubblici. Lui è entrato in scena, con quella sua aria timida, così dolce, morbido, accattivante. E sferzante. E’ stato un continuo d’ironia mista a cinismo e dolcezza e poi di nuovo miscredenza e sorrisi e pugnalatine. E quella sua parlata a raffica, un fiume di parole. Ho capito tutto, perché lui si faceva capire con i gesti, con la dolcezza, con quei sorrisi infiniti. Quella sera Robin Williams, che per me era uno sconosciuto, mi ha colpito, mi ha emozionato, mi ha conquistato con quel sul candore misto a inquietudine. E da allora ho visto praticamente tutti i suoi film che mi hanno fatto ridere e piangere. Oggi sono triste per la sua scomparsa e quasi non riesco a capire perché una persona così amata abbia deciso di andarsene così presto. Troppo presto. robin-williams-torna-in-piume-di-struzzo-225189