Ellis Island: la porta d’accesso all’America

foto 2Arrivavano nella baia di New York a bordo di navi ed erano pieni di sogni e speranze. Entravano dall’estuario dell’Hudson River e vedevano la Statua della Libertà, regalo dei francesi agli americani fatto in segno di amicizia, e monumento simbolo. A sinistra svettava il ponte di Brooklyn, che all’epoca era il ponte sospeso più grande al mondo, sulla destra il New Jersey e in fondo l’estremità sud dell’isola di Manhattan.

Erano fatti sbarcare a Ellis Island, un isolotto che è stato il maggior punto d’ingresso per gli emigrati europei. Tutti quelli che arrivarono a New York tra il 1892 e il 1954, attraversando l’Atlantico, scesero su questa piccola isola che ha visto passare più di 12 milioni di persone che volevano diventare cittadini americani o semplicemente lavorare in quella terra che offriva opportunità.

ellis island 1903 circaLa città di New York, con il più grande porto americano dal 1820, è stata il principale accesso negli Stati Uniti da parte degli immigranti. La prima immigrante registrata, Annie Moore, era un’adolescente irlandese, arrivata con i suoi due fratelli più piccoli per raggiungere i genitori che erano sbarcati poco tempo prima e avevano trovato lavoro. E dopo di lei per i successivi 62 anni 12 milioni di persone varcarono il suo stesso ingresso alla ricerca di un mondo migliore tra i quali tantissimi italiani.

L’America non era la terra che si raccontava in patria: dava opportunità di lavoro ma duro e pesante. E’ stata conservata una registrazione di un italiano che diceva: “Sono venuto qui pensando di trovare le strade d’oro e invece le strade non ci sono proprio e io le devo costruire”.

foto .5Coloro che sbarcarono a New York erano fondamentalmente europei che scappavano da fame, miseria, dittature, persecuzioni politiche e religiose. Allora l’America era la terra promessa, il sogno che poteva diventare realtà. Insomma una generazione europea è arrivata a New York passando per Ellis Island. Quelle persone, con grande sofferenza ma anche con molta voglia di un futuro migliore, intrapresero un viaggio per approdare nella terra dove volevano costruirsi una vita senza fame, persecuzioni o discriminazioni.

Molti che sono oggi persone di spicco sono figli o nipoti d’immigrati passati da Ellis Island tra i quali l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani i cui quattro nonni erano immigrati italiani. Fiorello la Guardia, anch’egli figlio d’immigrati italiani, invece, lavorò a Ellis Island come traduttore dal 1907 al 1910 e divenne poi sindaco della città dal ’34 al ’46.

Nel novembre del 1954, dopo che Arne Petersson, un marinaio norvegese, varcò i controlli, Ellis Island fu chiusa e, nel ’65, dall’allora Presidente Johnson, fu dichiarata monumento nazionale. Nel 1990 fu riaperta come Museo dell’Immigrazione. Si calcola che ci siano circa cento milioni di cittadini americani viventi, che rappresentano il quaranta per cento dell’intera popolazione, che discendono dalle tante persone passate da quell’isolotto, avamposto di New York.

foto 1Chiunque vada sull’isolotto può cercare il proprio cognome tra quelli scritti su un lungo muro d’acciaio all’esterno, dove sono registrati i nomi di tutti quelli che sono passati da qui. Non so se Ellis Island merita una visita. Se andate a New York per la prima volta e ci state una settimana o meno sicuramente no, ci sono troppe altre cose da vedere prima. Ma se conoscete la città e ci tornate allora sì, per lo meno è curioso scoprire se trovate il nostro nome, nel muro di acciaio all’esterno. Io l’ho trovato e devo dire che provoca una certa emozione.