Essere sempre connessi

Essere sempre connessi, è questo il nuovo must. La filippina dorme, è l’unica. Di fronte c’è una ragazza slava, biondiccia, con i capelli rovinati e pieni di doppie punte. Indossa un giacchino color senape, leggins neri troppo stretti per le sue cosce ingombranti, scarpe fuxia che non possono passare inosservate. Di fronte a me un cinquantenne brizzolato e ben tenuto, con occhi azzurri liquidi. Accanto a me un tatuato gentile con accento bolognese, capelli corti e barbetta scuri. Tutti giocherellano con il telefonino, tranne, ovviamente, quella che dorme. Alla prima fermata sale una donna con piumino azzurro che chiacchiera al cellulare ma discretamente. Una volta salita chiude la conversazione ma non toglie lo sguardo dallo schermo del suo smartphone.

C’è una signora, la sola, che legge un giornale, il problema Alitalia. L’africano con i pantaloni che gli coprono a mala pena il sedere, è affascinato da qualche app sul telefonino. Due studentelli salgono insieme, sono amici. Capelli tagliati in modo imbarazzante, jeans volutamente strappati sul ginocchio e arrotolati alle caviglie da dove escono peli neri. Una volta saliti anche loro si immergono nei cellulari. Una ragazza con i capelli lunghi da un lato e cortissimi dall’altro manda messaggini velocissima. Dall’altra parte qualcuno, altrettanto veloce, le risponde e ogni volta c’è un bip. Una donna araba con velo marrone e un grande neo in piena fronte, parla al telefono a voce molto alta fregandosene di chi ha intorno, non pensa neanche per un attimo che potrebbe disturbare gli altri. Ma gli altri forse non se ne accorgono neanche così presi da facebook, whatsapp o twitter.

Tutti sono collegati e immersi in quel piccolo schermo del loro telefonino, tranne la signora che legge il giornale e l’altra che dorme. Nessuno chiacchiera, nessuno è interessato ad altro, nessuno guarda fuori. Tutti sono connessi.

Breve percorso sul tram 2, a Roma, direzione piazzale Flaminio, un pomeriggio di fine aprile.