Con Gravity un viaggio nello spazio

Accolto da un tiepido applauso alla proiezione stampa al Festival di Venezia, Gravity di Alfonso Cuaron, regista messicano premio Oscar per Y tu mama tambien, e scritto con il figlio Jason, e’ un film ansiogeno che per un’ora e mezza mette addosso una grande ansia. La paura dell’ignoto, il terrore di morire da soli abbandonati da tutto e da tutti nello spazio in una dimensione che non è la nostra, il sentirsi morire un po’ alla volta per mancanza d’aria sono le basi del film, fuori concorso, che apre la mostra. Con George Clooney e Sandra Bullock, Gravity racconta di una navicella spaziale americana lanciata in orbita per esperimenti. Un collegamento non funziona bene così la dottoressa Ryan Stone, ingegnere alla sua prima missione, e il comandante Matt Kowalsky sono fuori dalla navicella per ripristinare le malfunzioni. Nel frattempo chiacchierano amabilmente con Houston quando vengono avvertiti di bloccare la missione e rientrare immediatamente. Uno shuttle russo e’ stato colpito da un meteorite e ora frammenti viaggiano alla velocità di proiettili impazziti e si stanno dirigendo nella loro direzione. I due cercano di rientrare ma ormai è tardi. Il resto dell’equipaggio e’ stato colpito e sono tutti morti. I detriti colpiscono la navicella e i due superstiti sono catapultati nello spazio. La dottoressa incidentalmente si sgancia e ruota nello spazio, sola, terrorizzata con l’ossigeno che si sta esaurendo. Urla, si dispera e panica ma fortunatamente è ancora in contatto con il  comandante della missione che con grande flemma riesce a calmarla. Così mentre vagano per lo spazio con bellissime immagini della terra sotto, l’aurora, le luci che creano una macchia biancastra nelle zone più popolate, lo stivale ben riconoscibile, si raccontano alcuni brevi ma importanti frammenti della loro vita e scopriamo che la dottoressa Ryan ha perso una figlia, una bambina di solo 4 anni per un banale incidente, e da allora ha investito tutto il suo tempo nel lavoro. Finalmente Clooney riesce ad agganciare la Bullock e cercano di raggiungere un satellite russo abbandonato nello spazio. Ora anche le comunicazioni con Houston sono sparite e il livello di ossigeno sta drammaticamente abbassandosi. La navicella russa e’ a portata di mano ma i guai non finiscono e per forza di cose solo uno dei due potrà rimanere agganciato alla navicella un po’ come quando due alpinisti cadono dalla parete, sono legati da corda doppia e soltanto sganciandone uno e lasciandolo cadere nel precipizio l’altro si potrà salvare. Chi dei due riuscirà a rimanere agganciato allo shuttle?  E chi rimarrà agganciato riuscirà comunque a tornare a terra guidando una navicella straniera dove non si capiscono le istruzioni e senza più nessun contatto con la terra? Se Gravity vuole creare angoscia nello spettatore allora il film e’ riuscitissimo. Altrimenti e’ troppa l’ansia che trasmette in un’ora e mezza di malessere fisico. Grandiosi invece gli effetti speciali e la visione della terra dallo spazio che diventano però poco godibili proprio perché lo spettatore e’ avvolto dall’ansia. Molto brava Sandra Bullock, in un ruolo difficile perché ha recitato principalmente da sola, e in ottima forma tanto che sembra una ventenne. Un film difficile sostiene Clooney perché per un ruolo del genere dove devi immaginare di essere nello spazio ti devi muovere molto lentamente ma devi parlare velocemente. Il film, realizzato in 3D e’ comunque molto spettacolare.