I giovani, la tecnologia e babbo Natale

img_3088Qualche giorno stavo chiacchierando del più e del meno con alcuni miei studenti, ragazzi nati tra il ‘95 e il ‘96. Tutti tecnologici, il telefonino sta a loro come la tv per quelli della mia età, quando sono nati i computer erano in casa, facevano parte dell’arredamento, come per me il telefono fisso.

Oggi, tutti o quasi, parlando dei giovani, dice che sono più svegli di come eravamo noi che sapevamo andare in bicicletta senza perderci ma non avevamo idea di cosa fosse google map. I bambini piccoli, parlo di 2 o 3 anni, sanno manovrare un Ipad senza saper ne’ leggere ne’ scrivere, quelli di 6 anni distinguono velocemente un’app dall’altra e sono velocissimi con questi mezzi.

img_3089I ragazzi moderni quando camminano per strada non guardano per terra o il panorama ma sono avvinghiati e appiccicati al loro smartphone che li dirige e li illumina, infatti non si perdono. Il mondo è più vicino, cliccando su Wikipedia si sa tutto in un secondo, con youtube posso ascoltare tutta la musica che voglio e non devo neanche fare troppi sforzi mnemonici perché tanto c’è Internet che mi verrà in aiuto.

Mi sento solo? Chatto. Mi sono perso? C’è google map. Cerco un lavoro? Potrei provare con linkedin. Voglio dire a tutti una cosa veloce? C’è twitter. Voglio far sapere a tutti dove sono o cosa faccio? Instagram. Cerco un amico? Inutile dirlo: facebook!

Sembra la felicità a portata di mano, l’accesso al mondo delle meraviglie di Alice o ai mondi incantati delle favole dove tutto è possibile e bello. Allora sono più fortunati questi raggazzi, quelli nati a fine secolo scorso ma per pochissimo perché erano già proiettati nel futuro. Un futuro tecnologico, veloce, che grazie a tutti questi marchingegni ci semplifica la vita. Ho notato però una cosa in questi ragazzi così svegli, così competenti, così tecnologici, così proiettati nel futuro: credono ancora a Babbo Natale o almeno ci hanno creduto fino a 12-13 anni quando io, e quelli della mia generazione, che Babbo Natale lo avevamo archiviato da un bel po’, alla stessa età andavamo a infrattarci, che in romano significa a nascondersi, per darci i primi bacetti che poi tanto innocenti non erano.