Il compleanno di Luigino

a coloriEra il giorno del compleanno di Luigino. I suoi genitori, mamma Agnese e papà Gennarino, avevano invitato tutti i parenti: c’era il vecchio nonno Luigi ormai vedovo, la zia Lina e la zia Gina, la nonna Amalia e il nonno Giuseppe e anche lo zio Carlo che era affetto dalla sindrome down.

Per l’occasione la mamma aveva apparecchiato con la tovaglia a fiori, quella che lei riteneva la più elegante, e Luigino aveva indossato le scarpe nere lucide e un cravattino che gli era stato regalato dalla zia Gina con una frase un po’ infelice: “per il mio nipotino che è diventato un ometto e sarà il bastone della mia vecchiaia”. E aveva proseguito con il suo solito risolino ebete. Luigino la guardava mentre lei, a bocca aperta, mostrando uno per uno i denti d’oro e quelli marci e ingialliti, continuava a ridere divertita.

La mamma si sentiva molto emozionata e andava avanti e indietro dalla cucina al salotto urtando con i larghi fianchi in ogni passaggio più stretto di un metro e venti portando bitter Campari allungati con acqua, se no, diceva, si sarebbero ubriacati tutti.

disegniIl papà, che si sentiva il vero festeggiato, si era messo un fazzoletto profumato di una colonia dozzinale nel taschino della giacca e stava fermo in piedi perché le scarpe gli facevano male. Con un’aria che voleva essere distaccata, ascoltava tutti i complimenti alla casa, al bambino e alla torta come se fosse tutta opera sua.

Avevano invitato anche i vicini. Marito e moglie cinquantenni: lei grassissima e urlante, con i capelli tinti di giallo e piena di gioielli finti; lui un omino rachitico e mezzo pelato con dei baffetti ispidi, che si atteggiava come se fosse un intenditore di donne ma ovviamente non era creduto da nessuno: bastava guardare sua moglie per capire la frustrazione di quell’uomo ridicolo e rumoroso.

L’unico che stava in un angolo senza partecipare, oltre al festeg­giato, era lo zio down che scartava caramelle, se le infilava in bocca e le sputava. Avevano tentato di farlo desistere ma era stato inutile.

imagesLuigino era stressato: ogni mezzo minuto doveva tirarsi su le calze che erano senza elastico, fare vedere il dente nuovo, prende­re dei buffetti sulle guance, tagliare la torta e servirsi per ultimo, dare baci sulle guance flaccide e incipriate della nonna. E non aveva potuto invitare neanche un suo amico, perché i bambini fanno troppa confusione, gli avevano detto.

Dopo la torta finalmente arrivò il momento di scartare i regali. Luigino avrebbe dovuto aprirli uno per uno davanti a tutti e ringraziare ogni volta anche se erano una porcata. Questo era il momento più tragico per il bambino che iniziò a sudare ma sapeva di non potersi rifiutare di compiere quel rituale tristissimo.

Il primo pacco era una scatola di cioccolatini Elios. Una marca sconosciuta e per di più di cioccolatini fondenti che lui odiava. Che schifo, pensò, dicendo a stento “che buoni” mentre ne mangiava uno. Stava per vomitare. Poi scartò il secondo pacchetto contenente un orsacchiotto di pelo talmente ruvido che non si poteva neanche tenerlo in mano. Poi fu la volta di una macchina della polizia con la sirena che suonava che però non aveva la pila, un golfino verde pisel­lo, un cappellino da marinaio idiota e un libro di poesie per bambini scritto da un amico dei vicini di casa. Finalmente i regali erano finiti.download

A questo punto il bambino corse verso suo padre e questa volta con voce dolce e convincente gli chiese un regalo speciale. Il padre, credendo così di dare una dimostrazione di affetto talmente grande che lo avrebbe fatto sentire a posto per almeno sei mesi, lo accontentò. Uscirono per mano e andarono fino al più vicino negozio di giocattoli che era dietro l’angolo.

Quando tornarono a casa con l’enorme pacco Luigino disse che doveva preparare una sorpresa e si chiuse in camera sua.

Scartò il regalo con gli occhi lucidi dalla gioia e tirò fuori tanti pezzi coloratissimi che iniziò a mettere insieme collegandoli con fili e spine. Ogni tanto qualche zia bussava alla porta innervo­sendolo ma lui con voce serafica rispondeva: “solo due minuti zietta e arrivo”.

download (1)Dopo un’oretta, quando tutti cominciavano a spazientirsi, uscì con un mostro altezza uomo pieno di pulsanti, buchini, fili, luci­ne e altre cose varie. I due entrarono in salotto e si fermarono di fronte a tutti gli ospiti che li guardarono sbigottiti e impauriti. La mamma accennò un sorriso al quale Luigino rispose urlando: “RAZZI LASER”! E dagli occhi del mostro uscirono due luci verdi che colpirono la signora Agnese che cadde a terra morta senza neanche rendersene conto. Seguì un attimo di gelo, di silenzio orrendo in cui nessuno osava muoversi, nessuno credeva ai propri occhi. E Luigino rimase lì fermo, immobile, impenetrabile. Tutti lo guardarono con terrore e lui ne fu molto orgoglioso. Poi allo sbigottimento seguì il panico. Il nonno Luigi, morì d’infar­to, il padre tentò di buttarsi addosso al figlio ma fu fermato da una biglia di ferro scagliata dal pupazzo che gli sfondò il cranio. I vicini, la nonna e le zie correvano da una parte all’al­tra della piccola stanza urlando, implorando aiuto, pietà. Luigi­no sembrava non partecipare alla scena disumana che aveva davanti. Con­tinuava a dare ordini al suo amico robot: “SAETTE RUOTANTI” e un cerchio di ferro con il bordo zigrinato e affilatissimo tagliò a metà la nonna e la vicina che schizzarono sangue dappertutto. “MISSILI AERODINAMICI” e una punta d’acciaio perforò un orecchio della zia Gina facendole scoppiare la testa. Un occhio rotolò fino sotto i piedi del vicino che s’impaurì tanto da buttarsi dalla finestra. Abitavano al sesto piano. “SCINTILLE DI FUOCO” e la zia Lina si trovò av­volta dalle fiamme. Fece un urlo straziante e lunghissimo e si ac­casciò a terra travolgendo e dando fuoco al nonno Giuseppe.

Nella stanza era calato il silenzio, c’era puzza di fumo e di carne bruciacchiata, il pavimento era ricoperto di cene­re e sangue. L’unico sopravvissuto, oltre al bambino, era lo zio down. A quel punto Luigino staccò la spina al mostro, prese lo zio Carlo per mano e uscirono tranquilli.