Nobel bizzarri

8T13FR1M1764-keEG-U10904516101918mD-1024x576@LaStampa.itE’ buffo come nello stesso giorno se ne vada un Nobel e un Nobel venga attribuito ad un altro personaggio altrettanto bizzarro nel senso migliore del termine. Quando ero piccola non avrei mai pensato che un giorno un premio così importante potesse essere riconosciuto a Dario Fo e Bob Dylan, due personaggi particolari, due persone speciali che ho scoperto da sola, uno l’ho visto in TV quando ero piccola e l’altro l’ho ascoltato alla radio quando ero un po’ più grande e sono rimasta fortemente colpita da entrambi.

94_267-18, 3/12/07, 3:36 PM, 16G, 5214x6431 (656+392), 100%, Avedon_022807,  1/80 s, R36.9, G37.2, B48.9

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Bob Dylan è stato il primo vero cantautore della musica moderna. E’ stato anche scrittore, poeta, attore, pittore e conduttore radiofonico. Ha segnato un’epoca e le sue canzoni sono diventate dei veri e propri inni. Con lo sguardo disincantato, l’aria da timido, i capelli sempre arruffati e un sorriso che appare raramente Bob Dylan ha stravolto la musica e il modo di fare musica influenzando i più grandi artisti che arrivarono dopo di lui. Era il 1961 e un ragazzotto ventenne arrivava dal Minnesota a New York per incontrare il suo idolo Woody Guthrie del quale diventerà poi amico. Con sé portò un vento nuovo che soffiava lieve ma determinato. Quel vento che suonò in maniera così struggente nella sua canzone più celebre, Blowin’ in the wind, scritta nel ’62 ma che uscirà l’anno successivo nel suo secondo album, canzone che si ispira alle melodie degli schiavi e che diventerà un vero e proprio manifesto generazionale pacifista.

imagesCon quei suoi capelli ricci, la barbetta incolta, abbracciato alla sua chitarra sussurrava e urlava le parole delle sue ballate che sono poesie talvolta tristi talvolta grintose. La sua voce rauca, un po’ nasale ma così melodica è riconoscibilissima. Lui che è stato per anni un trasgressivo ha deciso di suonare di fronte al papa, Giovanni Paolo II, nel 1997. Bob Dylan, 75 anni, è sulla scena musicale da oltre 50. Lui così schivo, con quell’aria stropicciata che non fa capire se si sia appena svegliato o non sia ancora andato a dormire ha dato una nuova impronta alla musica segnando profondamente gli anni ’60 e ’70. Quel suo essere riottoso e distante non l’ha tenuto lontano da kermesse musicali come quella di We are the world, il mitico disco composto in una notte all’inizio dell’85 con i più grandi musicisti americani. Il suo assolo è rimasto memorabile come sono rimasti memorabili i suoi duetti con Joan Baez sua compagna per qualche anno, e come è ancora memorabile Like a rolling stone, un pezzo unico, un altro cavallo di battaglia cantato da moltissimi artisti. Lui che ha vinto tutti i premi che si possono conquistare, che ha avuto tutte le onorificenze possibili, che è stato elevato ad una delle personalità più influenti del XX secolo, che è stato classificato come il secondo più grande artista rock di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stone preceduto solo dai Beatles, rifugge il glamour e gli onori ma continua a fare musica, a scrivere parole che sono poesia. E ora ha anche ricevuto il Nobel per la Letteratura perché la sua canzone è poesia.