Steno, l’arte di far ridere

Inaugura oggi la mostra Steno, l’arte di far ridere dedicata al regista, tra i più proliferi del cinema italiano, in occasione dei cent’anni dalla sua nascita.

Organizzata nella bellissima Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la mostra raccoglie tanto materiale, fotografie con i figli, Carlo ed Enrico Vanzina, piccoli, sui set del padre, con i tanti scrittori, sceneggiatori e registi amici di Steno il cui vero nome era Stefano Vanzina. Nato ad Arona, sul lago Maggiore il 19 gennaio 1917, era figlio di un giornalista che aveva fatto una piccola fortuna in Argentina fondando il primo giornale italiano del Sudamerica, e una nobildonna romana. I genitori si erano conosciuti sulla nave che da Buenos Aires tornava in Italia e arrivati a Genova erano già fidanzati. Il giovane Stefano rimase orfano di padre all’età di 13 anni e la madre una volta tornata a Roma, dissipò quello che le aveva lasciato il marito nel Casinò di Sanremo.

Sono emozionanti le ricostruzioni dei suoi luoghi: uno studio con la macchina da scrivere, un bar, luogo che quelle persone del mondo del cinema frequentavano in quel periodo.

Molto materiale proveniente anche dall’Istituto Luce e anche cose che, raccontano Carlo ed Enrico Vanzina all’inaugurazione, non conoscevano neanche loro.

Un uomo che era un vero intellettuale e che è stato sottovalutato da una certa critica per tanti anni e che su certi testi universitari di cinema non era neanche citato in certi periodi, quando il cinema doveva essere per forza intellettuale, ricorda Piera De Tassis, direttrice di Ciak e Presidente della Fondazione Cinema per Roma, parlando di uno dei più prolifici ed eclettici registi del panorama italiano assieme a Monicelli, Risi e Comencini e uno dei fondatori della commedia all’italiana.

Un regista che, come si vede dalle immagini che scorrono in un filmato, ha lavorato praticamente con tutto il cinema italiano a partire da Sordi e Totò, ed è scomparso improvvisamente nel 1988 a soli 71 anni.

Il percorso all’interno della mostra è pieno di fotografie, cimeli, ritratti, i suoi copioni e le testimonianze di tanti attori che lavorarono con lui o registi che gli erano amici come Monicelli che disse che tra loro, quando si conobbero, si creò subito una forte empatia.

Sono affettuosi i ricordi di Carlo ed Enrico, che parlano di lui come un padre molto impegnato, che lavorava tanto e che loro andavano a trovare sul set fin da piccoli per poter trascorrere un più di tempo con lui.

La mostra rimarrà fino al 4 giugno e potete cogliere la scusa per visitare anche il magnifico museo.