Un viaggio lungo una vita

Dopo 36 anni Estela Carlotto, la leader delle nonne di piazza di Mayo, trova il nipote dato in adozione dal governo dittatoriale di Videla, Massera e Agosti. A seguire una parte della mia intervista che la signora Carlotto mi ha rilasciato a gennaio scorso e pubblicata sul numero di gennaio-febbraio de L’Antifascista.

Estela Carlotto, Presidente dell’Associazione Abuelas de Plaza de Mayo, è nata a Buenos Aires nel 1930. Ha sposato Guido Carlotto, un industriale chimico figlio di genitori italiani, con il quale ha avuto quattro figli. Nel giugno del ’77 suo marito viene rapito dai militari e rilasciato dopo aver pagato un riscatto. A novembre dello stesso anno viene rapita la loro figlia maggiore, Laura Estela. La ragazza è incinta e partorirà, nell’ospedale militare un bambino che avrebbe voluto chiamare come il nonno, un nonno che non conoscerà mai. Laura Estela sarà uccisa e il bambino, nato sano come hanno testimoniato varie persone, non conoscerà mai la sua vera famiglia.

Oggi Estela è la presidente de l’Asociación Abuelas de Plaza de Mayo, l’associazione delle nonne che non hanno mai smesso di cercare i bambini dati in adozione e Jorgelina, che ha scelto nell’arte il modo di superare il dolore del passato, è una delle prime bambine ritrovate dall’associazione. Le incontriamo a Roma dove la prima ha ricevuto la cittadinanza onoraria e la seconda ha presentato la sua mostra personale. Estela è ancora oggi una bellissima donna con i capelli bianchi che le incorniciano un viso sorridente e sereno nonostante tutto.

Estela lei ha vissuto un grandissimo dolore, come si supera?

Il dolore non si dimentica perché rimane nell’anima e nel cuore ma si sopporta perché si lavora, dal dolore si cerca una luce, uno spiraglio attraverso il lavoro sociale e le relazioni in modo da trasformarlo in qualcosa di positivo. La cosa più importante per me è che non sento odio o rancore e questo credo sia una cosa molto positiva perché dentro di me ho amore. Tutte noi cerchiamo giustizia e verità ma non odio. Cerchiamo giustizia perché un delitto deve avere il suo castigo, la legge dice questo e in democrazia si deve fare così. La giunta militare argentina ha assassinato 30 mila persone compresi  tanti bambini e hanno creato centinaia di campi di concentramento. La legge deve castigare queste persone così come si giudicano i delinquenti. Il dolore si può sopportare perché si trasforma in una pura luce, una luce che non ha aspetti negativi.

Estela, hanno rapito più di 500 bambini e ne avete trovati poco più di 100. Avete speranze di trovarne altri?

Si, la speranza è l’ultima a morire e io ho speranza e fede di trovarne altri perché se fino ad ora ne abbiamo trovati 109 ne troveremo altri. Bisogna sensibilizzare le persone su questo tema sia in Argentina che nel resto del mondo perché anche in Italia potrebbero esserci degli uomini e donne che facevano parte dei bambini rapiti allora. E’ un processo sociale dove vogliamo aprire nuove porte e non chiuderle. La nostra associazione è un movimento di costruzione permanente.

carlottoEstela cosa sta accadendo oggi in Argentina?

In questo momento in Argentina stiamo vivendo una primavera politica molto interessante e la chiamiamo la decade vincente perché abbiamo un governo, in questo caso Cristina Kirchner, che riconosce gli errori del passato e abbiamo aperto tutte le porte per la convivenza, la comprensione, la voglia di partecipare anche con cose effettive, con spazi per la memoria e aiuti economici per la nostra organizzazione.