Virginia Agnelli

fotoIl 30 novembre 1945, a soli 46 anni, moriva, in un incidente stradale, Virginia Burbon del Monte in Agnelli. 

Il 10 maggio 1944, in gran segreto, il Papa Pio XII, Eugenio Pacelli, incontrò il generale tedesco Wolff, un alto rappresentante di Hitler in Italia. Grazie a questo incontro i nazisti si ritirarono da Roma senza saccheggi e ritorsioni. Già dalla fine di gennaio gli alleati erano sbarcati ad Anzio e i tedeschi, che si preparavano alla fuga, avevano minato i ponti sul Tevere per impedire alle forze angloamericane di procedere nell’avanzata verso nord. Pacelli ammonì: “Chiunque osi levare la mano contro Roma, si macchierà di matricidio”.

Era l’Operazione Farnese e fu organizzata da Virginia Bourbon del Monte in Agnelli, la vedova di Edoardo e la madre di Gianni.

Il generale Karl Friedrich Otto Wolff era nato a Darmstadt il 13 maggio 1900 e si era arruolato a soli 17 anni durante la prima guerra mondiale. Nel 1931 si iscrisse al Partito nazista e si trovò ben presto a capo dello Stato maggiore generale di Himmler. Nel ‘39 venne nominato ufficiale di collegamento tra Hitler e Himmler. Quest’ultimo aveva molta fiducia in Wolff fino a quando decise, nel ’43, di divorziare per risposarsi. A questo punto fu mandato a Roma dove rimase fino all’ottobre del ‘44, in qualità di Governatore Militare e Comandante supremo delle SS e della polizia nel nord d’Italia. Dall’ottobre del ‘44 iniziò i contatti con i partigiani per il possibile ritiro delle truppe tedesche dall’Italia. Incontrò, tra marzo e aprile ‘45, Allen Dulles, capo del servizio segreto americano. Nell’aprile del’45 Wolff, all’insaputa di Hitler, negoziò la resa con gli Alleati di tutte le forze tedesche operanti in Italia (Operazione Sunrise).Il suo intervento fu esclusivamente per ragioni personali poiché si era reso conto che la Germania avrebbe perso e cercava di evitare una condanna per crimini di guerra. Infatti non venne incriminato nel processo di Norimberga proprio grazie all’interessamento di Dulles.

download-1Virginia era nata a Roma il 24 maggio 1899. Era figlia di Jane Allen Campbell, un’americana venuta in Italia alla fine del secolo con sua madre dopo la morte del padre, George Campbell, un ricco produttore di olio di lino che aveva perso gran parte delle fortune nel crollo della Borsa nel 1893. Suo padre era il principe Carlo Bourbon del Monte principe di San Faustino e discendeva da un’antica famiglia aristocratica. Virginia era la primogenita di due genitori diametralmente opposti. Lui malinconico e chiuso, lei aperta, libera, cosmopolita e soprattutto piena di voglia di divertirsi. Virginia crebbe in un clima di grande agiatezza, libertà e anticonformismo. Era una bella ragazza, alta con le gambe slanciate e lunghissimi capelli ricci e rossi. Non era la tipica bellezza italiana. Era ricca, spensierata, amatissima da genitori e nonni e corteggiatissima da molti uomini. Non amava studiare ma adorava le feste, la mondanità, l’allegria. L’ambiente che frequentava a Roma in quel periodo era molto disinibito, con miliardarie americane frivole e pettegole, piene di amanti e molto divertenti. L’amore per le feste lo aveva sicuramente ereditato dalla madre. E fu proprio ad una festa a casa sua, a palazzo Barberini, che conobbe Edoardo. Era il 1918. Era stato invitato da sua madre che aveva l’occhio lungo per la ricchezza e lui era l’erede di una famiglia potentissima e una delle più ricche d’Italia, gli Agnelli.

downloadI due giovani si innamorarono e neanche dopo un anno fu celebrato il matrimonio, l’8 giugno del 1919. Ad aprile del 1920 nacque Clara che fu seguita da altri 6 figli, Gianni, Suni, Maria Sole, Cristiana, Giorgio e Umberto. Nonostante qualche breve crisi il matrimonio fu felice ma purtroppo Edoardo morì tragicamente in un incidente aereo a soli 43 anni, nell’estate del ’35, lasciandola sola con 7 figli. Da quel momento Virginia intraprese una lunghissima lotta con suo suocero, il Senatore Giovanni Agnelli, per la patria potestà dei figli che lui le voleva togliere poiché lei aveva cominciato una relazione con Curzio Malaparte ex direttore della Stampa, il giornale di famiglia Agnelli, con il quale il Senatore si era lasciato in pessimi rapporti. Virginia a questo punto tirerà fuori le unghie per riprendersi i figli dimostrando un carattere forte e deciso. La guerra con il Senatore andrà avanti negli anni, fino al’45 pochi mesi prima della morte di entrambi.

Ma perché la famiglia Agnelli nascose l’Operazione Farnese o meglio cercò di non parlarne mai? Probabilmente Virginia e Wolff furono amanti, lui era un bell’uomo, e lei una donna libera che non si faceva troppi scrupoli. Allora, dopo la Liberazione, alle ragazze che avevano avuto una relazione con un tedesco venivano tagliati i capelli a zero per far vedere a tutti che razza di traditrici fossero state. Andare a letto con il nemico, l’invasore, era un affronto che in quei tempi non si poteva accettare. E sicuramente i figli Agnelli non volevano che si potesse dire una cosa del genere della propria madre ma al contempo Virginia fu quella che riuscì, grazie all’incontro segreto tra il Papa e Wolff, a scongiurare razzie, distruzioni e altro da parte dell’esercito tedesco in ritirata. Virginia era una donna libera, amante del lusso e della mondanità con lati frivoli ma contemporaneamente era una donna con i suoi principi, che aveva messo l’amore per i suoi figli al di sopra di qualunque cosa. Infatti non scese mai a compromessi con il Senatore per la potestà dei figli e chiuse la relazione con Malaparte proprio per questo motivo. Virginia, che avrebbe potuto vivere come una ricca vedova con il suo amante, rinunciò a tutto per avere con sé i figli. Virginia, e non importa se il generale fosse o non fosse il suo amante, riuscì a portare a termine un’operazione ardita che non le venne mai riconosciuta. Era una donna che combatteva per quello in cui credeva e adorava Roma, la sua città, che riuscì a salvare da angherie e chissà cosa con un’abilissima mossa di alta diplomazia, l’Operazione Farnese.

Nell’autunno del ’43 era stata arrestata perché non nascondeva le sue simpatie angloamericane. Fu rinchiusa a San Gregorio al Celio, una specie di carcere di lusso dove fu presto liberata perché accusava un’infezione alla gola. Andò a curarsi in una clinica privata e poi raggiunse sua figlia Clara in Veneto. In primavera tornò a Roma nella sua bellissima casa, Bosco Parrasio, la villa che affacciava sul Gianicolo, di proprietà dell’Accademia degli Arcadi e un tempo residenza della Regina Cristina di Svezia. Fu aiutata in tutto questo dal generale Eugen Dollmann, esponente di spicco dell’esercito tedesco anche se non indossava mai la divisa e fosse in realtà un antimilitarista. E forse fu proprio grazie al generale Dollmann che Virginia conobbe Wolff. Che rapporti intercorressero tra i due non è dato saperlo con esattezza. Si sa che Wollf era sensibile al fascino femminile e Virginia era una bella donna, affascinante e divertente. Di certo si sa che i due si frequentavano già da febbraio poiché una nota dell’Ovra, la polizia segreta che controllava Virginia in ogni sua mossa per conto del Senatore Agnelli, si dice: “La signora Agnelli Virginia, alloggiata all’albergo Excelsior, è partita il 12 febbraio alle ore 5, unitamente al generale Wolff”.

Probabilmente Virginia e Wolff furono amanti e comunque la famiglia Agnelli non ha mai reso pubblica questa storia anzi l’ha sempre nascosta forse per paura che lei fosse accusata di collusione con i nazisti mentre proprio grazie al suo intervento Roma fu salvata dai saccheggi e i ponti, già minati, non furono fatti saltare in aria. I nazisti erano soliti distruggere tutto una volta che, sconfitti, dovevano abbandonare i territori che avevano occupato.

Oggi forse bisognerebbe rivalutare la figura di questa donna che riuscì a compiere un’operazione di alta strategia diplomatica salvando Roma, la sua adorata città, senza dover fare compromessi e senza chiedere nulla in cambio, neanche il fatto che si sapesse quanto fosse stata abile e audace.